sabato 4 luglio 2009

C'è chi dice no

Una volta tanto viene fermata una legge-vergogna e il capo dello Stato esercita il suo ruolo di garante della Costituzione. C'è da dire che l'intervento è solo preventivo e si è evitato quindi un vero e proprio scappellotto all'esecutivo, ma il colloquio chiesto al ministro Alfano potrebbe comunque essere un segnale importante. Viene da dire:"Era ora!" visto che da troppo tempo Napolitano sta latitando, adempiendo alle sue funzioni solo alle parate militari. Non guasta insomma un minimo di opposizione a questo governo che ama proclamarsi dalla parte del popolo e che mattone dopo mattone sta costruendo un'Italia da cui scappare via.

PS: questo è il post n° 100: auguri Gutterballs!

martedì 9 giugno 2009

Non puo' mancare il post sulle elezioni

Partiamo dal principio che le elezioni europee ed amministrative appena (ma non del tutto) concluse sono il tipico esempio di elezioni di "secondo grado" ossia capaci di mobilitare meno interesse rispetto alle politiche, quando si vede davvero la massima espansione di un partito. Anche Berlusconi dovrebbe sapere queste cose, lui che proclamava plebisciti con la sua parte politica al di sopra della soglia del 50% dei consensi e invece ha perso qualche milione di voti.
Rimanendo in ambito italiano, si proclama il successo della Lega e dell'UdC che invece hanno sostanzialmente tenuto i voti ottenuti alle ultime politiche: stranezze degli analisti...
Bene invece l'Italia dei Valori, che guadagna 800.000 voti. Il motivo può essere ricercato certamente nel voto di protesta, ma credo anche col forte bisogno di legalità di una sfera dell'elettorato, si veda a proposito il congruo numero di preferenze raccolto da De Magistris. Ottimo il risultato dei Radicali e dei Comunisti Divisi Italiani, che raccolgono voti nonostante l'oscuramento mediatico.
Preoccupante la performance del PD, che però ha come attenuanti il fatto di essere comunque una formazione con neanche due anni alle spalle e che sta attraversando un periodo non felicissimo. Del resto in tutta Europa a sinistra si arranca, segno che forse le risposte di quest'area politica ai nuovi problemi sono inadeguate. In casa nostra, a parte la situazione perlomeno anomala che tutti conosciamo, manca forse qualcuno che abbia sufficiente credibilità per proporre un serio progetto.

Il dato interessante in generale, oltre a quello della scarsa affluenza, mi sembra essere quello della marcata connotazione ultradestra, con partiti xenofobi e neofascisti che quasi ovunque hanno ben figurato. Il motivo penso sia da ricercarsi nella paura dell'immigrazione nonché al paventato ingresso della Turchia nell'Unione, argomenti abilmente trattati dalle parti politiche di estrema destra. Il populismo da quelle parti è principe, basti pensare alla Lega che esulta per aver rispedito due barconi al mittente quando il grosso dell'immigrazione ha ormai altri canali di ingresso.

Infine, bello l'exploit del Partito Pirata svedese, che riesce a conquistare un seggio (impresa non facile, guardiamo ad esempio i Comunisti Divisi Italiani) portando avanti le sue istanze per la modifica di copyright e diritto d'autore, nonché per la protezione della privacy. Evviva.


giovedì 14 maggio 2009

Notizie a scadenza

Ogni tanto mi viene da pensare di quanto scarsa sia la qualità dell'opinione pubblica italiana, me compreso ovviamente. Sobillati ad arte da politici, media ed esperti di vario genere, ci schieriamo un po' di qua, un po' di là, ci animiamo e subito dopo ci afflosciamo. Bastano pochi mesi per dimenticare il problema della spazzatura o per sbattersene del problema della Birmania, basta sentirsi delle merde una sera a settimana con Report o se va bene una volta al mese quando vediamo quel povero cristo di Saviano, senza il quale il problema della malavita organizzata non esisterebbe nemmeno. I morti sul lavoro ci toccano l'animo quando i TG hanno terminato le scorte di extracomunitari ubriachi al volante, mentre il problema dell'inquinamento lo discuteremo quando sarà chiaro se il pianeta si sta surriscaldando e, nel caso, quando capiremo se lo sta facendo naturalmente o per effetto della mano dell'uomo.

Anche su internet, dove in teoria uno potrebbe andare a cercarsi la sua notiziola senza farsi imboccare dai media tradizionali, scopri che sul sito del Corriere le dieci notizie più lette sono sempre quelle più inutili, questa settimana le prime nove posizioni sono occupate dalle vidende del "papi" (per la cronaca, la decima è la febbre suina) di cui si parla sempre, tranne quando c'è da farlo sul suo disgraziato governo grazie al quale ora avrò paura ad uscire la sera (colpa delle ronde). Tutto questo con buona pace della valle di Swat o degli oltre 400 civili uccisi in Sri Lanka, a noi italiani non interessa.

Poi ci lamentiamo che i problemi son sempre gli stessi! Per forza: quale grado di pressione riusciamo ad esercitare sulla classe politica? Quanto si sente obbligato a fare il suo dovere un parlamentare che può permettersi indenne di non sapere cos'è la Consob o di ignorare completamente la storia? Cosa succede ad un Paese governato (democraticamente) per quarant'anni dagli stessi uomini e che chiama "seconda repubblica" un sistema politico che ricicla sé stesso per altri quindici anni?
giovedì 7 maggio 2009

Star Trek

Ritorna al cinema la saga di Star Trek, che nella sua versione televisiva ha raccolto milioni di fan in tutto il mondo nel corso di quarant’anni e svariate serie. Dal 1979 in poi, inoltre, ben 10 pellicole si sono susseguite sul grande schermo. Era giunto il momento quindi di dare un sapore nuovo a questo logoro brand, ed ecco che in soccorso della Enterprise è arrivato dietro la macchina da presa il vulcanico J.J. Abrams, con al seguito il fido Damon Lindelof alla produzione (Lost vi dice qualcosa?) e alla scrittura la premiata ditta Orci&Kurtzman (Alias, Transformers).

Dopo tante storie raccontate, Abrams ha pensato bene di ripartire da zero, mostrandoci gli eventi che hanno portato il capitano Kirk e il vulcaniano Spock a compiere i famosi viaggi interstellari alla ricerca di nuovi mondi. Il film si chiama, appunto, semplicemente Star Trek, senza sottotitoli, a rimarcare proprio la (ri)nascita di una saga che potrebbe, visto il risultato, ripartire alla grande.
Questi quattro moschettieri sono infatti riusciti a sfornare due ore di divertimento puro: azione serrata e spettacolari effetti speciali sono solo strumentali ad una storia intrigante, che dopo il drammatico prologo si incentra sulla conflittualità dei due personaggi principali, raccontandone in parallelo la crescita, dall’infanzia sino al loro difficoltoso sodalizio. Nel viaggio inaugurale della celeberrima U.S.S. Enterprise i protagonisti dovranno fare i conti con i desideri di vendetta (scopriremo poi generati da che cosa) del lugubre romulano Nero, interpretato da Eric Bana.

Perfettamente nel ruolo gli attori, con Chris Pine (Kirk) che scongiura il rischio di interpretare la parte del belloccio di turno e Zachary Quinto che sembra vulcaniano di nascita. Grazie ad un sapiente uso dell’ironia anche i comprimari, su tutti Scotty (Simon Pegg) e Karl Urban che interpreta il burbero dottor McCoy, non sfigurano affatto: le situazioni divertenti che si vengono a creare spezzano la tensione dando al film un taglio quasi da commedia. Lo stesso Leonard Nimoy (lo Spock della serie originale) è stato introdotto nella trama in modo tutt’altro che banale, ad ulteriore riprova del buon lavoro svolto in sede di sceneggiatura, alla quale si può imputare forse una scarsa caratterizzazione dei villains, peccatuccio per il quale si può tranquillamente chiudere un occhio.

Questo nuovo corso di Star Trek farà certamente breccia sia tra i neofiti sia tra coloro i quali, come chi scrive, non sono del tutto digiuni di viaggi a curvatura. Rimane da sciogliere il nodo della reazione dei fan duri e puri. Resta il fatto che J.J. Abrams ha diretto un divertissement di qualità, considerata l’importanza del brand e le sue ultime, trascurabili incarnazioni, questo è già un ottimo risultato.
giovedì 30 aprile 2009

X-Men le origini: Wolverine

Per i fan della bella trilogia dedicata agli Uomini-X, l'appuntamento con lo spin-off su Wolverine rappresenta un vero e proprio must. Così come i colleghi della serie a fumetti, gli amanti degli X-Men su celluloide si sono facilmente appassionati al burbero Logan, intrigati dal modo di essere di questo eroe-antieroe e soprattutto dal suo misterioso passato. Così lo stesso Hugh Jackman ha messo i panni del produttore, oltre che di Wolvie, affidando a Gavin Hood la regia e circondandosi di un buon cast di comprimari per realizzare quello che è un vero e proprio prequel della saga.
Si racconta infatti della lunghissima vita di James Howlett a cavallo di un secolo, a fianco del “fratello” Victor Creed/Sabretooth (un Liev Schreiber decisamente in forma), fino agli eventi che lo hanno trasformato nell’essere indistruttibile e dagli offuscati ricordi che ben conosciamo.

Nel mondo dei fumetti il tema del passato di Wolverine è stato affrontato, tra gli altri, in un capolavoro del genere: Arma X, testi e disegni di Barry Windsor-Smith. Al contrario di quanto avviene sullo schermo, qui viene dato gran risalto all'esperimento vero e proprio, al crudele modo in cui vengono scatenati gli istinti bestiali di Logan. Comprendiamo che sviluppare anche il film secondo una chiave di lettura del genere avrebbe significato trovarsi in mano un risultato completamente diverso, claustrofobico e tutt'altro che action, ma rimane l’amaro in bocca quando molte situazioni, potenzialmente centrali per lo sviluppo della storia e del personaggio principale, vengono risolte con semplicismi.

Paradossalmente, in una pellicola che avrebbe dovuto concentrarsi molto su Wolverine, la psicologia del protagonista non viene quasi mai messa in risalto, lasciando a volte maggiore spazio al rivale Sabretooth. Ancorché sufficiente nel complesso, il film scorre via senza sbalzi, in un piattume generale che lascia abbastanza frustrati. In verità al termine del breve prologo (che rimane la parte più riuscita) le aspettative sono piuttosto elevate, ma ben presto queste buone sensazioni lasciano posto al disincanto. Nella prima parte l'attenzione cala per via di un mix di ritmo lento e scrittura frettolosa, nella seconda si punta invece eccessivamente sull'action, che risulta anche gradevole (pur non facendo gridare al miracolo) ma che lascia davvero poco all'uscita dalla sala.

Rimane quindi la sensazione di un’opportunità malamente sprecata. Si poteva (doveva) fare di più per un personaggio con queste potenzialità e per un brand cinematografico che, fino a questo episodio, nel genere degli eroi di carta che passano alla celluloide era certamente fra i più riusciti.
venerdì 17 aprile 2009

...e due


Un altro post sulla TV...e dire che ne guardo poco o niente! Però grazie a youtube è possibile incappare in perle come questa, nella quale non è l'introduttivo trucchetto di Silvan a far accapponare la pelle (almeno, non solo quello) quanto l'assurda reazione di quella che potrebbe essere la conduttrice della trasmissione, nonché l'annesso applauso delle pecore in studio.
Wasted time anche in questo caso, dunque...quasi quasi ci faccio una rubrica fissa di caporaliana memoria!!!
mercoledì 8 aprile 2009

Wasted time



Un minuto sprecato, sembrerebbe. Ma forse questo minuto puo' essere utile per una controprova di quanto l'informazione in Italia, se così ancora puo' chiamarsi, faccia letteralmente pena. Il fatto che questo fulgido esempio venga da quella che dovrebbe essere la TV pubblica è un'ulteriore aggravante.