giovedì 2 gennaio 2014

La desolazione di Smaug

"Ma come faranno a farci una trilogia?" mi chiedevo quando apparse la notizia che, dall'idea originale del dittico, la produzione intendeva trasporre la fiaba tolkeniana in tre lungometraggi. Arrivati al secondo capitolo, ecco la risposta alla domanda: infarcendo la trama di un paio di side-stories completamente inventate, che prendono molto più piede della storia originale rispetto al primo capitolo. Si può fare anche una trilogia anche su Mattina di Ungaretti se ci si inventa qualcosa da appiccicarci sopra. Poi, per far spazio a queste, si riducono notevolmente i tempi per la trama originale, come con Beorn, che nel libro ha una certa importanza e nel film è poco più di una comparsa.
Detto questo, a me questi rimaneggiamenti non hanno disturbato più di tanto, se non fosse che, a quanto si è visto finora, la storyline di Gandalf rende totalmente privo di significato tutto il primo atto de La compagnia dell'Anello. Vabbé, vediamo come si chiude con il terzo capitolo ma credo che sarà molto difficile raccordare la continuity tra lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Per il resto, i nuovi personaggi funzionano bene, sia quelli inventati (perché sono scritti bene e perché hanno le fattezze di Evangeline Lilly) che quelli già presenti nel libro (Bard che, al contrario di Beorn, viene reso davvero tridimensionale dalla riscrittura).
Due parole sull'HFR: chi mi accompagnava aveva visto il primo film in una sala con 3D "normale" e mi ha confermato che non c'è paragone. Svanito dopo una ventina di minuti l'effetto fiction di Blu notte, è davvero magnifico seguire questa pellicola in una sala attrezzata. Gli scenari sono meglio illuminati rispetto al primo capitolo, la profondità di campo è anch'essa resa meglio (vedere la scena iniziale al Puledro Impennato), il Reame boscoso lascia a bocca aperta ed è molto aderente all'idea che mi ero fatto leggendo il libro. Ma l'importanza dei 48 fps stereo si palesa definitivamente nel terzo atto, quando appare Smaug.
Fino a quel momento il film, escludendo la sequenza delle botti nel fiume (inventata, ma Legolas mi fa impazzire) viaggiava a velocità di crociera. Appena dentro Erebor, il ritmo scala un paio di marce e diventa spettacolare. Smaug è grande, no Smaug è immenso, è cattivissimo, ed è una gioia per gli occhi. E' un diavolo di drago gigante sputafuoco che esce dallo schermo ed è maledettamente reale.
Solo gli Jaegers di Pacific Rim possono competere con tanta magnificenza a schermo, ma Smaug è davvero qualcosa di indescrivibile per imponenza. Tiriamo le somme. Pollice giù per alcune parti della trama originale trattate in maniera frettolosa (Beorn, Bosco Atro, Erebor) e per il problema della continuity. Pollice su per Smaug, Evangeline Lilly elfa, realizzazione tecnica in generale. Il film risulta più che godibile, delle polemiche dei puristi e di quelle sulla durata tutto sommato me ne infischio, visto che il mio immaginario è soddisfatto dalla vista di Smaug e Tauriel.
Ecco, sarei contento se in Racconto di un ritorno in qualche modo Tauriel riuscisse a salire a cavallo di Smaug: sarebbe il massimo.

2 commenti:

  1. Ecco il Drugo! Insomma, siam qui. Sentivo il regista dire che, nel terzo capitolo, le cose si complicheranno molto, probabilmente per fare quei salti "mortali" a cui accennavi e per raccordare il tutto con "La compagnia dell'anello". Tieni conto che io devo vedere ancora il primo capitolo (mi devo armare di santa pazienza).
    Intanto, birra?

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    1. Oh sì, alla maniera degli hobbit. Birrozza e canzoni! Prosit!

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