domenica 29 dicembre 2013

Impressioni su Dragonero

Dragonero è la nuova serie a fumetti targata Bonelli, che vede la prima incursione della casa nel genere fantasy. Luca Enoch e Stefano Vietti hanno lavorato lungamente su questo progetto, tentando di creare un mondo fantasy credibile nel quale far muovere lo scout Ian Aranìll e i suoi compagni di viaggio. I primi 4 numeri della serie sono stati una lunga presentazione dei personaggi e dei luoghi dove le avventure si svolgeranno. Bisogna dire che su questo ultimo punto Vietti ed Enoch si sono superati: è vero che si possono rintracciare molti i richiami alle opere più conosciute del genere, ma c'è anche molta farina dal sacco dei due prolifici autori. Vediamo solo scorci (magnifici, la città portuale su tutti) dell'immenso Erondar, ma la sensazione (confermata negli albi successivi) è che in ogni storia troveremo paesaggi sempre diversi e sorprendenti.
Molto interessante poi il trattamento riservato alle innovazioni tecnologiche, con la creazione di una gilda apposita - i tecnocrati - e tutta una serie di implicazioni politiche che contribuiscono alla narrazione di un mondo vivo, in continuo fermento, nel quale i rapporti di forza fra le varie razze sono sempre precari.
Lo sfondo "ambientale" della prima storia è dunque di prim'ordine, le note dolenti arrivano a mio giudizio dalla caratterizzazione dei personaggi. I ruoli sono un po' troppo standard per i miei gusti, la compagnia assortita umano-orco-elfo, i battibecchi tra questi, l'apparente condotta senza macchia di Ian sanno un po' troppo di già visto. Così come capire dove andrà a parare la storia e l'identità del nemico si è rivelato fin troppo facile. Nel complesso, comunque una storia più che sufficiente.
Il quinto numero è stato invece quello che più ho gradito. Una storia semplice, di passaggio se vogliamo, ma che nasconde in essa molto più di quanto potrebbe sembrare. La visita di Ian ad Alben finalmente dona al protagonista una graditissima tinta un po' più fosca, a bilanciare la natura di eroe troppo positivo vista finora.Il modo stesso di porsi dello scout nei confronti del mago, nonché il racconto della lotta interiore provata in battaglia, data dalla condizione di Varliedarto, ci restituiscono in poche tavole un personaggio molto meglio caratterizzato che non in quattro interi albi.
La storia in due parti dei numeri 6-7 origina da un imprevisto occorso a Ian e Gmor mentre si recano nelle terre del nord per una missione (storia che comincerà col numero di gennaio). Purtroppo, torna qui uno Ian poco incisivo, i dialoghi sono troppo spesso prolissi e spezzano il dinamismo della storia, viene creata una certa tensione per delle situazioni che poi vengono liquidate in maniera frettolosa, su tutte la resa dei conti con Zefhir. Ora, la copertina del numero 8 lascia buone impressioni, ma fino ad ora lo scout Dragonero somiglia troppo al ranger Tex. Dispiace, perché l'Erondar è un mondo costruito davvero bene, ma se nel giro di quattro-cinque numeri la serie non cambia marcia, ahimé, ritengo che sarà da abbandonare.
Due parole sulla realizzazione tecnica. So di andare controcorrente, ma a me le copertine di Matteoni non piacciono. Le trovo scontate, poco profonde, con colori troppo piatti; interessante solo la copertina del n. 4, molto dinamica ma con quell'ascia a minacciare Ian che serve solo a confondere l'immagine globale. Terribile invece la copertina del n. 6, proprio brutta. Nella realizzazione delle tavole invece Matteoni mi ha sorpreso in positivo, eccezion fatta per il secondo numero, sicuramente non ai livelli mostrati negli altri albi. Anche il design del logo della serie non mi convince, e qualcuno mi dovrebbe spiegare perché costi €3,30 invece dei soliti €2,90 degli albi simili.

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