martedì 24 luglio 2012

Super 8

JJ Abrams. Solo per il fatto di aver aver ideato Alias, Lost e Fringe andrebbe idolatrato a vita. 
Difficile perdonargli il tonfo dovuto alla produzione dell'ignobile Cloverfield, che pure ha incassato vagonate di milioni, ha però recuperato con il discreto Mission Impossible III e con l'ottimo reboot di Star Trek.

Super 8 nasce dal sodalizio con quello Spielberg che tanto ci ha fatto sognare negli anni '80, risultando un omaggio a quegli anni e al modo di raccontarli dello stesso Spielberg, a livello di tematiche affrontate (che poi sono carissime anche a JJ, si veda il rapporto padre/figlio, sviscerato in tutte le salse in Lost) ma anche in campo squisitamente stilistico. Sia chiaro che non siamo in presenza di citazionismo fine a sé stesso, piuttosto a un film che mescola abilmente una storia nettamente eighties con le moderne tecnologie visive e un'abilità nella regia fuori dal comune.


Dicevamo degli elementi spielberghiani, la trama in due righe è la seguente: un gruppo di ragazzini della provincia americana, bicicletta ai piedi, si misura con eventi inspiegabili e creature aliene...vi dice qualcosa?

Si intuisce già dal titolo l'essenza metacinematografica, la storia prende le mosse dal cortometraggio horror (che sprizza Romero da ogni inquadratura) che i ragazzini devono girare per partecipare al concorso, ma nel corso del film sono disseminati numerosi altri richiami alla settima arte; questo valorizza ancora di più il lavoro di Abrams, maestro nello strizzare l'occhio tanto allo spettatore smaliziato quanto a quello comune, se mi passate il termine.

Il vulcanico regista in erba Charles (il bravo Riley Griffiths) è il motore della sceneggiatura, molti punti di svolta dipendono dalle sue azioni e dalla sua motivazione incrollabile per la realizzazione del cortometraggio.  Lo sviluppo del rapporto di Joseph e Alice si intuisce da subito, ma è ben inserito nel contesto; funzionano molto bene gli altri tre ragazzini, con le loro gag ben dosate lungo la pellicola, spesso usate per stemperare la tensione nelle sequenza più concitate.
L'altra motivazione importante nell'economia della storia è quella dell'alieno, che come nelle migliori favole targate Amblin riesce, nonostante la giustificata rabbia che lo anima, ad intrattenere un rapporto speciale coi ragazzini ed a scorgere in loro la sincerità.

Comparto tecnico: col budget a disposizione la ILM ha fatto un ottimo lavoro, nulla di trascendentale ma, come si dice, gli effetti speciali fanno la loro porca figura. Anche le atmosfere create dalla fotografia di Larry Fong, in quota Abrams, si fanno apprezzare. Peccato per l'uso eccessivo della rifrazione di luce, anche se non saprei quanto sia reale e quanto post-prodotta. Il commento musicale di Michael Giacchino è adeguato, ma risulta a tratti un po' simile ai lavori precedenti del compositore scoperto da Spielberg e consacratosi con Lost, mentre fra le prove attoriali impossibile non citare quella di Elle Fanning, che fornisce un'interpretazione davvero notevole.

Un altro pollice in su per Abrams, dunque. Non so se le nuove generazioni potranno apprezzare questo film così ammiccante al passato, ma per chi è cresciuto negli anni '80 c'è una nuova, bellissima storia da rivivere con gli occhi da adolescente.







1 commento:

  1. Non l'ho visto!

    Grazie mille per il commento, CIAO!!!

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