lunedì 23 aprile 2012

Black Swan

Il precedente lavoro di Aronofsky, The Wrestler, ci aveva regalato un Mickey Rourke in forma eccellente ed una storia decadente, ma mai stucchevole, di un ex uomo di successo. Con Black Swan il regista statunitense si cimenta con l'ambiente della danza, che al cinema si declina molto spesso attraverso il canovaccio classico della ballerina che attraverso il duro lavoro e con l'aiuto di un amore nato sul palco giunge ad un catartico finale di realizzazione.
Black Swan ci mostra un mondo molto umano, lontano dall'immaginario patinato che siamo abituati ad immaginare. Qui la sofferenza è totalizzante e si manifesta tanto nelle noie fisiche tipiche dello stressante mestiere della ballerina quanto nelle difficoltà psicologiche e di relazione con un ambiente affatto accogliente.

E' un film disturbante, che nel raccontare la parabola di Nina tocca numerosi cliché psicoanalitici, primo fra tutti quello della doppia personalità eppoi il rapporto coi genitori, la sessualità, il bisogno di essere accettati.
A ben vedere anche in questo film si trovano anche gli stereotipi del film di genere: ritroviamo la ballerina spinta dalla voglia di protagonismo, l'intreccio amoroso, un dipanarsi della trama del tutto prevedibile.
Ma la bravura di Aronofsky sta nel prendere una sceneggiatura formalmente corretta ma ordinaria ed una serie di consuetudini (cinematografiche e non) e renderle un prodotto davvero di qualità, lasciando alle immagini il compito di rendere straordinaria una storia non proprio trascendentale. Il tema del doppio viene sfruttato praticamente in ogni inquadratura con dei magistrali giochi di riflessi, i movimenti di macchina durante le scene di danza sono ipnotici, i tempi di sceneggiatura sottolineati perfettamente.
Aronofsky viene aiutato nell'impresa dalla magnifica interpretazione di Natalie Portman. Non ci sono davvero parole per descrivere la forza comunicativa di questa giovane attrice, il cui talento come detto viene amplificato dalla mano del regista. La Portman buca lo schermo nel progredire del suo tormento, tanto che a posteriori direi che forse è bene godere di questa pellicola trovandosi in un mood psicologico positivo.
Questo connubio esaltante coinvolge anche i comprimari: Vincent Cassel è davvero perfetto nella parte del coreografo, così come Mila Kunis tratteggia ottimamente il suo personaggio. Molto ben interpretato anche il ruolo della stella in declino da un'insolita Wynona Ryder.
Per le emozioni che suscita, Il cigno nero può definirsi un capolavoro. Certamente è un'opera controversa, che non ha incontrato grandissimi favori di pubblico e critica ma che è capace di coinvolgere lo spettatore, suggestionandolo come pochi hanno saputo fare...chi ha detto Rosemary's baby?


7 commenti:

  1. A me è piaciuto!

    Grazie mille per il commento, CIAO!!!

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    1. Grazie a te...di certo non raggiungerò mai il livello delle tue, di recensioni!!!

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    2. Troppo buono... ma io recensisco i film brutti... quelli sono facili. Quelli che recensisci tu sono difficili :)

      Grazie anche per il commento di oggi :D

      CIAO!!!

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  2. Ma sai che la Ryder mica l'avevo riconosciuta? Devo rivederlo.
    E' un po' altalenante: mi era piaciuto di più "The Wrestler", ma non è male.
    Alcune scene mi hanno toccato.

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    1. Neanch'io l'avevo riconosciuta subito...buon 25 aprile!

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  3. Non lò visto ancora... bella recenxione colunque!

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