domenica 13 novembre 2011

End of an era?

Con le dimissioni di ieri, forse ce lo siamo levati dalle scatole. Dal 1994 ad oggi il caro signor B e il suo manipolo di alleati, con la c.d. sinistra come special guest, hanno messo in atto un inutile teatrino, fino a portarci al 2011 in condizioni pessime, tanto da dover sperare anche noi di sinistra che un liberista, stavolta vero, ci salvi le chiappe. Ma andiamo con ordine.
L'eredità che ci viene lasciata dal ventennio berlusconiano è la seguente:


3 ottobre 2001: legge n.61/2002 depenalizzazione del falso in bilancio;
5 ottobre 2001: legge n.367/2001 legge sulle rogatorie internazionali;
7 novembre 2002: legge n.248/2002 legge Cirami: introduzione del legittimo sospetto sull'imparzialità del giudice;
19 agosto 2003: decreto legge 220/2003 decreto "salva-calcio";
18 ottobre 2001, legge 383/2001 legge Tremonti-bis: contiene l'abolizione dell'imposta su successioni e donazioni per patrimoni superiori a 350 milioni;
24 dicembre 2003: legge 350/2003 le finanziarie del 2004 e 2005 prevedono incentivi all'acquisto di un decoder; il principale distributore in Italia dei decoder digitali Amstrad del tipo Mhp, controllata al 51% da Paolo e Alessia Berlusconi;
29 dicembre 2003: decreto legislativo 352/2003 legge "salva rete 4", che consente alla rete di continuare a trasmettere in analogico;
5 maggio 2004: legge 112/2004 legge Gasparri: introduzione del sistema integrato delle comunicazioni, che estende il numero di reti televisive detenute da un singolo soggetto;
6 maggio 2004 decreto del ministero degli interni che pone il segreto di Stato;
20 luglio 2004: legge 215/2004 legge Frattini: risoluzione dei conflitti di interessi;
27 dicembre 2004: legge 308/2004 sanatoria sui reati ambientali, estensione del condono edilizio alle zone protette;
5 dicembre 2005: legge 251/2005 legge ex-Cirielli: riduzione dei termini di prescrizione;
20 febbraio 2006: legge 46/2006 legge Pecorella: inappellabilità delle sentenze di proscioglimento;
3 agosto 2009: legge 102/2009 scudo fiscale.

Non fanno parte invece dell'eredità, in quanti ritirati successivamente all'approvazione o bocciati dalla consulta, ma meritano comunque di essere citati:
il lodo Schifani (2005), il decreto blocca-processi (2008, 2010), il Lodo-Alfano (2009), il legittimo impedimento (2010).
[Fonte: disfrì]

Aggiungiamo al succoso comparto legislativo la scarsissima considerazione dell'Italia all'estero grazie alle performance del Nostro, più altre genialate come ad esempio lo spreco di denaro per salvare(?) l'Alitalia, oppure i tagli indiscriminati all'istruzione, chiamati Riforma.

Dal 1994 ad oggi il centro-destra ha quasi sempre governato, eppure dei pallidi tentativi di rompere con lo status quo sono stati compiuti in qualche occasione dai governi Prodi (es., le liberalizzazioni delle professioni). Per il resto, si è navigato a vista cavalcando le glorie del momento, ma non è mai stato fatto nulla per risollevare l'Italia, Paese con tasso di crescita bassissimo e debito pubblico altissimo. Insomma, un fallimento su tutta la linea della c.d. II Repubblica. Unica cosa migliorata in questi anni è infatti la condizione patrimoniale dei parlamentari, i costi della politica sono abnormi e dei risultati concreti non si vedono neanche all'orizzonte.

Ora Berlusconi è fuori dalla scena e non è detto ci rimanga, soprattutto non è fantasioso aspettarsi dei clamorosi colpi di coda, sia da parte sua che da parte dei suoi sodali. 
I suoi organi di stampa sono più ridicoli del solito, basta leggersi i titoli degli ultimi giorni o avere il coraggio di guardare il TG1. 
I suoi elettori, non contenti di anni di immobilismo dimostrato dal succitato elenco, si lamentano à la Scilipoti che ora saremo in ostaggio delle banche e dei rivali europei, ma non si domandano per quale motivo si sia arrivati sul ciglio del baratro. Non si chiedono come mai l'esecutivo con in appoggio la più alta maggioranza parlamentare di sempre non abbia concluso nulla soprattutto negli ultimi cinque anni, mentre si affannavano a smentire che una crisi fosse alle porte. 
I verdi alleati si defilano, dopo aver fattivamente contribuito allo sfascio vanno all'opposizione perché "bisogna rispettare la volontà popolare". Insomma per coerenza prima non fai un cazzo per cinque anni e poi quando se non fai qualcosa finisci come la Grecia, ti fai da parte. Sicuramente con questa linea ignorante il bacino di voti per la Lega aumenterà. Così come quello del PdL, che ha vacillato un pochetto è vero, ma che garantirebbe una buona rappresentanza in Parlamento anche se si votasse domani.

Insomma, che cosa vuole l'area PdL-Lega? Un ridicolo governo Alfano? Andare alle elezioni lasciando il Paese allo sbando più di quanto sia oggi? Attaccare la Kamchatka? 
Non si è capito, si è capito solo che con abili(?) giochetti tentano di far credere che la situazione odierna sia da ascrivere a fattori estrinseci e non alla propria inadeguatezza. Perché un governo che promette riforme dal 1994 e con quella maggioranza non ne attua nemmeno una è come minimo inadeguato.

Si spera che Monti e la sua squadra possano avere la lucidità e l'appoggio per introdurre queste benedette riforme che al momento sono necessarie, per quanto dolorose, e che quindi nessun esecutivo politico di  oggi avrebbe il coraggio di introdurre. Dopodiché, con una nuova legge elettorale, si trovi qualcuno che possa finalmente dare un indirizzo politico serio. 
Negli ultimi tempi la popolazione sembra  essersi scossa dal torpore, dimostrando una voglia di partecipare sconosciuta fino a poco tempo fa, ma bisogna che questo spirito di rinnovamento sia costante e non si esaurisca dopo le elezioni.

Sacrosanto festeggiare, un po' meno illudersi che il peggio sia alle spalle, perché alle alte sfere abbiamo semplicemente l'espressione più becera di questo nostro vivere la politica come una partita di calcio. Berlusconi è probabilmente finito, ma lo sarà il berlusconismo? Avremo la possibilità in questo Paese di avere una destra degna di questo nome ed una sinistra che non sia destra? 
Voglio però credere che nessuna brace scotterà più della padella in cui stavamo fino a ieri.

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