giovedì 22 ottobre 2009

Inglorious basterds


Finalmente, dopo lunga astinenza, ritorna Tarantino al cinema. Due anni non sono tanti, si obietterà, ma va detto che chi scrive non ha apprezzato Deathproof, al punto da coltivare l'idea che Quentin avesse definitivamente ceduto al citazionismo fine a sé stesso.
Con l'animo tormentato mi sedevo quindi in poltrona, ma già dopo il primo dei cinque capitoli che compongono il film, sfoggiando un largo sorriso mi sono detto: Tarantino è tornato! Il solo primo capitolo infatti varrebbe già il prezzo del biglietto: Cristoph Waltz nei panni del colonnello Hans Landa è uno spettacolo a vedersi  e a sentirsi (e qui scatta un piccolo appunto sul doppiaggio: questo è un film da  gustare assolutamente in lingua originale) ed è un classico Tarantino quello che lascia montare lentamente la tensione utilizzando "solo" un lunghissimo dialogo.
Il racconto si svolge attraverso due distinti fili narrativi, facciamo prima conoscenza di Shosanna Dreyfus e poi dei Bastardi del titolo, successivamente le due trame vengono sapientemente intrecciate fino a dipanarsi solamente nello splendido finale, quando viene praticamente riscritta la Storia, quella con la s maiuscola. Anche nel corso della pellicola però c'è un certo senso di capovolgimento dei ruoli: pensare ai Bastardi, ebrei che rispondono colpo su colpo alle angherie naziste, che alla bisogna s'imbottiscono di dinamite...di questi tempi non è male!

Le scene più pulp sono proprio quelle che vedono protagonista il gruppetto agli ordini di Aldo Raine (Brad Pitt, altra splendida interpretazione) ma sono come al solito i lunghi dialoghi a muovere la storia, lasciando alle scene più movimentate, compreso il caro Mexican standoff , il compito di  risolvere le situazioni troppo ingarbugliate oppure di far allontanare gli spettatori dallo stomaco debole (sic! due miei vicini di poltrona sono scappati a metà film...dilettanti!). Tenendo da parte ovviamente l'evoluzione della storia, la ricostruzione del periodo della seconda guerra mondiale appare minuziosa, soprattutto per mezzo di piccoli, convincenti particolari come ad esempio lo spirito di osservazione dell'ufficiale SS nella sequenza della locanda.
Già detto di Waltz e Pitt, c'è da aggiungere che anche le altre interpretazioni non sfigurano, soprattutto per quanto concerne la protagonista Mélanie Laurent e l'elegantissima Diane Kruger nei panni della diva Bridget von Hammersmark.
Eccellente il commento musicale, da segnalare la bellissima Cat people di David Bowie che da sottofondo musicale assurge a vera e propria protagonista in quella che forse è la scena più significativa del film.
Nell'ultima sequenza Tarantino lancia la questione se questo Inglorious basterds possa essere il suo capolavoro, comunque la si pensi questa rimane una pellicola eccellente sotto ogni punto di vista, non a caso il racconto è in buona parte metacinematografico, ossia viene creato cinema raccontando il cinema stesso.  Significativo anche il fatto che nonostante le due ore e mezza di durata, l'attenzione non scema praticamente mai e ai titoli di coda manca poco che non si gridi:"ANCORA" ANCORA!" come ai concerti. Insomma, un film che lascia il segno per i devoti come il sottoscritto, ma che non mancherà di entusiasmare anche i non tarantiniani.

1 commento:

  1. Ma che bello il nuovo template!
    Chi te li fa che io stò cercando disperatamente chi mi rifaccia il look al "Transit"?
    :-)
    Non ho visto il film; dovrò aspettare il DVD, mi sa.
    Dan (Macca)

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