venerdì 30 ottobre 2009

Dieci inverni

Dieci inverni, opera prima di Valerio Mieli, racconta della storia di Camilla e Silvestro attraverso un lungo periodo definito dallo stesso regista come “prologo” di una vera e propria storia d’amore. Del resto i due s’incontrano giovanissimi sul vaporetto per Venezia, entrambi andranno all’università, Camilla ha le idee chiare e Silvestro un po’ meno, ma pare che la scintilla tra i due scocchi subito. Dovranno comunque percorrere i dieci anni del titolo per vedere il loro sentimento definitivamente realizzato.
Il difetto più evidente della pellicola risiede certamente nella sceneggiatura, piegata alle esigenze della storia in maniera poco fluente e credibile a partire dall’incontro tra i due protagonisti. Analizzando il comparto tecnico, invece, possiamo fare un rilievo alla fotografia a tratti un poco scialba. Nonostante queste pecche il risultato è un film onesto e piacevole da vedere, specialmente per merito delle interpretazioni della bella Isabella Ragonese, una Camilla timida e introversa, e di Michele Riondino nei panni del simpatico e spavaldo, ma solo all’apparenza, Silvestro.
Tra Venezia e Mosca, convivenze e lunghe separazioni, affetto e gelosia, vedremo questi due caratteri così diversi condividere più o meno intensamente quello che viene indicato come il periodo più bello dell’esistenza. E che magari lo è, ma è anche il periodo dell’apprendimento sulla propria pelle del significato della sofferenza, causata spesso da errori dovuti al troppo orgoglio tipico di caratteri poco smussati. Quando, dopo i dieci inverni arriva, metaforicamente e realmente, il primo timido scorcio di primavera, gli spigoli sono arrotondati e un amore è pronto, idealmente, a prendere definitivamente forma.
Abbastanza ritmato e ben recitato, il primo lavoro di questo giovane cineasta può far ben sperare per il futuro, ammesso che Mieli si affranchi un po’ da una regia abbastanza scolastica (ed essendo un esordio non poteva essere altrimenti) ma non priva di soluzioni interessanti.

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