giovedì 30 aprile 2009

X-Men le origini: Wolverine

Per i fan della bella trilogia dedicata agli Uomini-X, l'appuntamento con lo spin-off su Wolverine rappresenta un vero e proprio must. Così come i colleghi della serie a fumetti, gli amanti degli X-Men su celluloide si sono facilmente appassionati al burbero Logan, intrigati dal modo di essere di questo eroe-antieroe e soprattutto dal suo misterioso passato. Così lo stesso Hugh Jackman ha messo i panni del produttore, oltre che di Wolvie, affidando a Gavin Hood la regia e circondandosi di un buon cast di comprimari per realizzare quello che è un vero e proprio prequel della saga.
Si racconta infatti della lunghissima vita di James Howlett a cavallo di un secolo, a fianco del “fratello” Victor Creed/Sabretooth (un Liev Schreiber decisamente in forma), fino agli eventi che lo hanno trasformato nell’essere indistruttibile e dagli offuscati ricordi che ben conosciamo.

Nel mondo dei fumetti il tema del passato di Wolverine è stato affrontato, tra gli altri, in un capolavoro del genere: Arma X, testi e disegni di Barry Windsor-Smith. Al contrario di quanto avviene sullo schermo, qui viene dato gran risalto all'esperimento vero e proprio, al crudele modo in cui vengono scatenati gli istinti bestiali di Logan. Comprendiamo che sviluppare anche il film secondo una chiave di lettura del genere avrebbe significato trovarsi in mano un risultato completamente diverso, claustrofobico e tutt'altro che action, ma rimane l’amaro in bocca quando molte situazioni, potenzialmente centrali per lo sviluppo della storia e del personaggio principale, vengono risolte con semplicismi.

Paradossalmente, in una pellicola che avrebbe dovuto concentrarsi molto su Wolverine, la psicologia del protagonista non viene quasi mai messa in risalto, lasciando a volte maggiore spazio al rivale Sabretooth. Ancorché sufficiente nel complesso, il film scorre via senza sbalzi, in un piattume generale che lascia abbastanza frustrati. In verità al termine del breve prologo (che rimane la parte più riuscita) le aspettative sono piuttosto elevate, ma ben presto queste buone sensazioni lasciano posto al disincanto. Nella prima parte l'attenzione cala per via di un mix di ritmo lento e scrittura frettolosa, nella seconda si punta invece eccessivamente sull'action, che risulta anche gradevole (pur non facendo gridare al miracolo) ma che lascia davvero poco all'uscita dalla sala.

Rimane quindi la sensazione di un’opportunità malamente sprecata. Si poteva (doveva) fare di più per un personaggio con queste potenzialità e per un brand cinematografico che, fino a questo episodio, nel genere degli eroi di carta che passano alla celluloide era certamente fra i più riusciti.

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