mercoledì 21 maggio 2008

Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

A diciannove anni da L'ultima crociata, Henry Jones Jr., per gli amici Indiana Jones, ritorna nelle sale di tutto il mondo con il nuovo capitolo della saga dal titolo Il regno del teschio di cristallo. Il fantastico trio Spielberg-Lucas-Ford si riunisce per la quarta volta riportando sullo schermo uno degli eroi di celluloide più carismatici di sempre: pochissimi sono riusciti a resistere al fascino di quest'archeologo dallo spirito avventuriero, sin da I predatori dell'Arca perduta, il capolavoro da cui ventisette fa nasceva il mito di Indy.
Devo ammettere, prima di tutto, che è stata una bella sensazione quella di gustare al cinema un personaggio che ha fatto sognare la mia generazione quasi esclusivamente attraverso la TV. Sappiamo che un film visto al cinema ha sempre quel pizzico di magia in più, a fortiori se a fare cinema sono i succitati signori!
Avevamo lasciato Indiana Jones a cavalcare verso il tramonto dopo l'ennesima impresa: difendere il Santo Graal dalle grinfie dei nazisti. Lo ritroviamo quattordici anni dopo, in piena guerra fredda, a vedersela coi russi dell'ambiziosissima Irina Spalko (Cate Blanchett) nel sud degli Stati Uniti. Scampato ai nemici e tradito dal (falso) amico Mac, Indiana viene messo sotto torchio dalle autorità americane. Ormai inviso alla CIA, perde la cattedra all'università e medita il trasferimento in Europa, ma basta che il giovane Mutt Williams (Shia LaBeouf) gli metta sotto il naso una mappa collegata alla leggenda del teschio di cristallo di Akator perché la caratteristica fedora e la fedele frusta vengano tirate fuori dalla valigia, pronte per una nuova avventura che stavolta avrà come palcoscenico il Perù e la mitica El Dorado, la città d'oro.
Indiana dovrà vedersela al solito con trappole, scazzottate, serpenti, tradimenti. Nonostante qualche annetto in più sulle spalle, il professor Jones non sfigura affatto tra i vecchi pericoli, soprattutto se può contare sull'aiuto di vecchi amici come Marion Ravenwood (Karen Allen) ripescata direttamente da I predatori. Le adrenaliniche scene d'azione sono un marchio di fabbrica della serie, l'ironia con cui il professor Jones le affronta pure, non manca nemmeno l'ormai classica sequenza della mappa sulla quale una linea rossa segue gli spostamenti del protagonista per il mondo.
Lungi dal manierismo, che pure sarebbe autoreferenziale, Spielberg dirige quindi secondo i suoi canoni, ossia quelli del maestro della settima arte. Il film si distingue per l'assoluta coerenza con gli anni in cui è ambientato, dalla cura nei costumi alla rappresentazione delle paure americane tipiche di quegli anni. Altro punto a favore: non è mai facile trattare personaggi importanti come Indiana Jones, anche se è un tuo personaggio, e soprattutto accontentare certe aspettative. Ebbene, credo proprio che Spielberg sia riuscito nel difficile compito di non far rimpiangere I predatori dell'Arca perduta. Anche dal punto di vista puramente visivo nulla da eccepire, e non potrebbe essere il contrario. Emozionante l'ingresso in scena di Indy: prima il cappello, poi l'ombra, solo alla fine l'inquadratura diretta, a simboleggiare la grandezza del personaggio, riconoscibile anche dalla silhouette. Memorabile la sequenza della fuga dall'esperimento atomico, così come non sfigurano le scene di inseguimento e il concitato finale, con tanto di sorpresa tutta spielbergiana.
Capitolo attori. Confermata l'identità Harrison Ford-Indiana Jones, tanto che si è scelto, su pressione dello stesso Ford, di far invecchiare anche Indiana, in modo da rafforzare quest'identità e rendere il tutto più credibile. Bravi anche i comprimari, da LaBeouf in versione impomatata al gradito ritorno della sempre affascinante Allen, sino all'algida interpretazione della Blanchett, il cui personaggio meritava forse un po' di approfondimento in più.
In conclusione Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo si appaia certamente a I predatori fra i capolavori del cinema d'avventura. Un film capace di appassionare e tenere col fiato sospeso nonostante segua il plot dei tre predecessori e che tratta come si deve il mito di Indiana Jones. Grandissimo merito ai tre moschettieri Lucas (si parla poco di lui, ma c'è)-Spielberg-Ford e, se l'andazzo è questo, arrivederci al prossimo capitolo!

1 commento:

  1. L'ho visto con mia figlia, cui ho da poco regalato il cofanetto con i primi tre film.
    Volevo scriverne anch'io, ma, forse, sarei stato troppo "cattivo".
    Intendiamoci: piacevole, concitato, al solito girato ben, ma...
    Troppo fumettone.
    Sarò io che ormai, a 43 anni, le ho viste tutte, ma sentire ancora una Russa parlare come in "Don Camillo" è francamente fastidioso.
    Diciamo che ho apprezzato il fatto che vi siano pochissime pause: temevo d'addormentarmi, ed invece no.
    Non prendertela, Drugo: è che dopo nove anni in cui al cinema ho guardato solo cartoni e film per bambini, sono arrivato alla frutta!
    :-))
    Daniele (Macca)

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