lunedì 14 gennaio 2008

Bullitt

IL poliziesco. Pochi film del genere riescono avere la carica di Bullitt: una pellicola che è di un realismo fuori dal comune. Dai titoli iniziali più glamour che potreste immaginare prende le mosse una storia quasi comune: un tenente di polizia, Frank Bullitt, viene incaricato da un influente politico di proteggere un importante testimone per un processo di mafia, ma qualcosa va storto: Ross e un collega poliziotto cadono in un agguato e Bullitt comincerà ad indagare per scoprire la verità. Dicevamo il realismo: tecniche di indagine, operazioni chirurgiche, autopsie: tutto viene trattato in maniera minuziosa dal regista Peter Yates, attraverso gli occhi di Bullitt assistiamo a come davvero si sviluppa un'indagine su un omicidio. E McQueen è dannatamente bravo, bisogna ricordarlo, nell'interpretare un poliziotto tutto d'un pezzo, un vero duro che non si arrende mai. Anche la controparte di McQueen, colui che crea il conflitto, è benissimo interpretata da un Robert Vaughn in forma, che contribuisce in maniera determinante alla riuscita del film.

Impossibile parlare di Bullitt senza citare il celeberrimo inseguimento fra la Ford Mustang del protagonista e la Dodge Charger R/T con a bordo due criminali. I modelli delle auto sono specificati perché diventati leggendari anche grazie a questa spettacolare sequenza: un inseguimento di dieci minuti fra i caratteristici saliscendi di San Francisco che non dimenticherete facilmente, e che soprattutto risulta coinvolgente pur senza le macchine che fanno cinquanta capriole dei film odierni. Un secondo inseguimento, stavolta a piedi, di notte, fra le piste di un aeroporto e il finale amaro chiudono la storia in maniera cruda, lasciando forse senza sfogo la tensione che si accumula durante la visione.

Oscar meritato per il serratissimo montaggio e musiche molto azzeccate completano il quadro di un police-movie caldamente consigliato, seppur certamente non per tutti.

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